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mercoledì 11 giugno 2014

Perché il fantastico ci attira così tanto?

Ciao a tutti amici lettori.
Questo mese sono davvero onorato per esser stato inserito nelle pagine 76 e 77 di JAPANIMANDO
http://issuu.com/vincenzodamico/docs/japanimando_n._36
Oltre al mio articolo che vi riporto qui in basso, sfogliando gratuitamente il magazine, potrete trovare notizie interessantissime riguardo i manga, l'universo cosplay, la fantascienza e il mondo fantasy in generale.
Buona lettura!


Perché il fantastico ci attira così tanto?
È la domanda che mi sono posto dopo essere stato inesorabilmente sedotto dai mondi fantasy e sci-fi, sia come lettore che come autore.
Ho trovato più di una risposta.




Nel mio caso non si tratta solo del desiderio di vivere un certo tipo di intrattenimento, ma di sperimentare sensazioni umane che solo una determinata letteratura permette. Temi come l'immortalità, il soprannaturale o il primo contatto con una razza aliena, consentono di esasperare emozioni ed etica sino a oltrepassare i confini della nostra attuale esperienza, poiché quello che oggi appare impossibile, domani potrà essere più che reale, addirittura scontato. È proprio quest'ultimo concetto che ha spostato parte della mia attenzione verso la fantascienza. È un genere vastissimo, che permette di anticipare quello che potrebbe essere il nostro futuro per mezzo di spiegazioni scientifiche, per quanto a volte speculative. Dunque se la magia del fantasy dona a tutti noi le ali di una immaginazione sconfinata e senza regole, il genere sci-fi tenta di giustificare scientificamente l'inverosimile, regalandoci il conforto che la magia potrà un giorno divenire realtà. Per questo mi sono approcciato fin da giovanissimo ai libri di Asimov o a tutti i film in cui appariva un'astronave. Mosso dalla curiosità, desideravo semplicemente conoscere il futuro, non solo il mio, ma quello dell'umanità intera. E in opere ambiziose come il “Ciclo delle Fondazioni” di Asimov, si possono vivere interi secoli di un'epoca posta in un remoto futuro, dove l'uomo si è spinto ai confini della Via Lattea. Da appassionato, non sono mai riuscito a definirmi un nerd, adoro anche le storie che si districano all'interno delle astronavi guidate da ciniche I.A. Un'opera per tutte è “Apocalisse su Argo”, un grande romanzo di un maestro della sci-fi come Robert J. Sawyer.
Poi, a volte, mi capita di voler stare lontano da certi tecnicismi, e allora mi tuffo nella magie di Terry Brooks, di Geroge R.R. Martin, di Licia Troisi o della bravissima Trudi Canavan che mi ha incantato con la trilogia “The Black Magician.” Una maniera per vivere mondi differenti dal nostro, mondi paralleli che forse esistono in questo o in altri universi, in epoche passate e future, magari in una galassia lontana lontana...
Negli ultimi anni, teorie come quella del multiverso, ovvero di un insieme probabilmente infinito di universi coesistenti e alternativi al di fuori del nostro spaziotempo, sono venute in aiuto di coloro che sostengono l'esistenza di infinite dimensioni dalle infinite possibilità. Con un simile presupposto, qualsiasi cosa riusciamo a immaginare, da qualche parte e in qualche tempo dovrà o sarà esistita. Quello degli universi paralleli è un argomento affrontato magistralmente da Leonardo Patrignani nella trilogia “Multiversum”, la quale, credo, sarà nei prossimi anni di ispirazione per molti autori.

Convinzioni queste che si rispecchiano nelle linee temporali indefinite delle mie storie. Dimensioni in cui non contano tanto luoghi e date, quanto le emozioni e i fatti più travolgenti che l'uomo può o potrà vivere. Pur narrando storie differenti fra loro, che spaziano dal palazzo fiabesco (Mareneve), alla tragicità dell'Africa (Il Tamburo del Giorno Africano), al primo contatto con gli alieni (Vivere o Morire – La Trilogia), in ognuna di esse, oltre a tanta action ho cercato di rendere protagoniste le relazioni umane. D'altronde sono le emozioni più forti a smuovere l'universo, qualunque esse siano.


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