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mercoledì 2 aprile 2014

Il futuro della Terra nell'archeologia spaziale.

Ormai sono molti anni che si conosce il destino del nostro sole e quindi quello della Terra. Quando la nostra amata stella avrà trasformato l'idrogeno in elio, il suo equilibrio collasserà. A quel punto il nucleo si contrarrà, la temperatura si innalzerà e gli strati più esterni si espanderanno. Dopo aver vaporizzato Mercurio e Venere il suo raggio raggiungerà l'orbita terrestre. Successivamente, quando anche l'elio si sarà esaurito, il sole si espanderà ulteriormente, divenendo una supergigante rossa e morendo infine in una nebulosa planetaria. Una volta espulsi nello spazio tutti gli strati esterni, ciò che rimarrà del nucleo, sarà una nana bianca.

Grazie a una ricerca pubblicata sulla Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, da oggi si ha un ulteriore conferma di questo scenario. Difatti in questi ultimi anni sono state analizzate le composizioni di ben 89 nane bianche. Ne è emerso che circa un terzo di esse sono contaminate da residui come carbonio e ferro, elementi che non si formano in una stella che muore in una nebulosa planetaria e che genera una nana bianca. Elementi così pesanti si formano in stelle più massive che salutano l'universo in una esplosione di supernova. Questo dimostra che i redisui analizzati sono i resti di pianeti rocciosi che ruotavano intorno alla propria stella. Il fenomeno osservato è la fotografia esatta di quello che accadrà al Sole e alla Terra fra 5 miliardi di anni. E a questo punto mi chiedo: "Uno di quei residui spaziali, tanto tempo fa, ospitava la vita?"




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