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mercoledì 27 novembre 2013

Caccia ai sosia della Terra. Ridefinizione della "zona abitabile"

Grazie allo speciale telescopio spaziale Kepler che, con il suo fotometro ha monitorato costantemente la luminosità di più di 145 000 stelle di sequenza principale nel suo campo di vista fissato presso le costellazioni del Cigno, della Lira e del Drago, gli addetti ai lavori sono riusciti a individuare migliaia di pianeti. Fatto ciò, per comprendere se uno di essi possa assomigliare alla terra e/o ospitare vita, occorre seguire specifici criteri di valutazione. 

Affinché la vita possa svilupparsi su di un pianeta, almeno per quelle che sono le nostre attuali conoscenze, è necessario che esso sia all'interno della cosiddetta "zona abitabile" ovvero, la distanza dalla stella intorno a cui orbita deve essere tale da consentire la formazione di acqua liquida in superficie. Tuttavia, molti scienziati come il planetologo James kasting della Penn State, affermano che la definizione di pianeta "abitabile" dovrebbe essere rivista con parametri più rigidi e prudenti di quanto fatto finora. Questo perché non sappiamo in realtà quali siano esattamente le condizioni necessarie alla vita. Per esempio, per il suo sviluppo potrebbe essere sufficiente che l'acqua liquida non si trovi obbligatoriamente in superficie, ma che si manifesti per esempio sotto una spessa coltre di ghiaccio, come del resto nessuno ci assicura che l'acqua sia un solvente indispensabile. Difatti, bisogna evidenziare che alcune delle proprietà dell'acqua importanti per i processi vitali, come l'ampio arco di temperature nelle quali esiste allo stato liquido, l'alta capacità calorica utile per la regolazione della temperatura, il grande calore di vaporizzazione e la capacità di sciogliere un'ampia gamma di composti, si possono trovare in sostanze alternative. 

Un esempio sono l'ammoniaca, il metanolo, il solfuro di idrogeno e cloruro di idrogeno. Ci sono altre sostanze con proprietà simili che sono talvolta state proposte come alternative.Tutte queste valutazioni, al momento portano a una conta di possibili pianeti abitabili e/o simili alla Terra molto incerta. Basta fare un giro in rete per scovare stime secondo le quali il 40% delle stelle simili al Sole avrebbero un sosia terrestre piuttosto che il 10%. C'è una bella differenza ma, vista la rapidità dei progressi in ambito cosmologico e astrofisico, possiamo essere certi che molto presto ne sapremo di più. Nel frattempo, fantasticare su incredibili e infiniti mondi, non ce lo vieta nessuno.

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