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giovedì 17 ottobre 2013

SELF-PUBLISHING: LA PAROLA AGLI AUTORI (Intervista di "Inchiostro e Parole")

Non è una novità o una grande scoperta, sempre più autori esordienti si affidano in Italia al self – publishing per far conoscere le proprie opere al pubblico. C’è chi vede nell’autopubblicazione una nuova frontiera e meta dell’editoria e chi invece la vede come un’elusione dell’editoria tradizionale, che premia l’ego del singolo anziché la qualità reale dell’opera. Al di là delle proprie opinioni esiste però la realtà che ad ora ci mostra il self-publishing come un movimento eterogeneo e sempre più vasto. Per cui, prima di ulteriori valutazioni, non ci rimane che approfondire l’argomento, o addirittura conoscerlo.

Ci aiutano, in questo articolo e nell’intervista qui di seguito, otto autori che hanno scelto questa strada: Anita Borriello, Pierluigi Di Cosimo, Daniela Volontè, Francesco Urbano, Gianluca Ranieri Bandini, Concetta D’Orazio, Stefano Veroux e Stefano Besi.

Self – publishing: scelta o ripiego? Gli scrittori esordienti sempre più si affidano a servizi di auto-pubblicazione on line, aggirando o evitando l’editoria tradizionale, perché?

Anita: Scelta. Sono un’esordiente e sapevo benissimo che le chances di essere pubblicata da una casa editrice di grandi dimensioni alla mia prima opera letteraria erano poche o nulle.
Pierluigi: Sinceramente, almeno per me, è iniziato come un ripiego non avendo ricevuto nessuna risposta dall’editoria tradizionale. Devo dire che ora dopo quasi un anno di “questa vita”, non mi pento della scelta fatta.
Daniela: Direi che si tratta di una scelta obbligata. Quando vai sul sito delle case editrici a cui inviare una copia del manoscritto e nella sezione "contatti" trovi una frase tipo: "non prenderemo in considerazione nuove opere fino a dicembre 2014", ti guardi intorno e capisci che il web ti offre una via. Una scelta.
Francesco: Credo che l'unico vero motivo per cui gli autori esordienti decidono di auto-pubblicarsi sia la difficoltà di trovare un editore disposto a pubblicarli. Questo è vero anche per chi non è proprio un esordiente ma non è neanche un autore affermato e, ugualmente, incontra difficoltà a trovare un editore. Piuttosto che tenere un manoscritto nel cassetto, allora, molti decidono di auto-pubblicarsi, confidando di trovare, o ritrovare, il proprio pubblico di lettori.
Gianluca:  Secondo la mia personale esperienza, il self-publishing raffigura una valida alternativa all'editoria tradizionale. Fino a poco tempo fa, se per un autore indipendente era quasi impossibile usufruire di una distribuzione decente delle proprie opere, oggi è diventato tutto più facile, grazie all'avvento degli eBook-store, i quali rappresentano una vetrina globale in cui inserire i propri lavori. Ovvio che, se si desidera emergere fra la mole di autori auto-pubblicati, si deve affrontare la questione con un approccio professione. Intendo dire che non ci si può buttare allo sbaraglio ma, se non si possiedono le conoscenze necessarie, prima di procedere alla pubblicazione, è d'obbligo affidarsi a consulenti professionali, quali editor, correttori di bozze e grafici, al fine di offrire un “prodotto” (nell'accezione positiva del termine) di qualità.
Concetta: Per analizzare questa prima questione mi è necessario far riferimento alla mia situazione personale. Quando ho deciso di mettere online le mie prime cose non ho affatto pensato che, optando per la modalità self-publishing, stessi aggirando un ostacolo, quello dell’editoria tradizionale, e dunque mi si proponesse un ripiego da prendere al volo. Non ho intrapreso questa strada perché non mi si era presentata altra occasione. Io l’occasione non l’ho mai cercata, non ho mai provato a far leggere nulla di mio a nessuno che non fosse un parente o un conoscente. Da qualche tempo mi passavano davanti agli occhi, in giro per la Rete, scritti e libri digitali di cui non avevo ben chiare la natura e la struttura, men che meno la portata. Studiando con più attenzione la questione, sono venuta così a scoprire questa nuova realtà ed ho pensato di provare. Questa premessa per dire che non ritengo esatto definire “ripiego” il self-publishing. È più giusto considerare l’auto-pubblicazione come una possibilità in più offerta dalle conquiste della tecnologia. Credo che oggi non esistano ostacoli da aggirare, bensì si possa beneficiare di strumenti che permettono di ampliare all’infinito i canali della comunicazione.
Stefano V: La mia personale esperienza con l’editoria tradizionale non è stata felice. I big non hanno probabilmente neanche letto la sinossi. Fra i piccoli editori un paio mi hanno contattato facendomi proposte bizzarre. La più divertente prevedeva che io cedessi per 20 anni i diritti  sull’opera a fronte di nulla.
Stefano B: Non mi lancerò in critiche all'editoria tradizionale. La mia esperienza nel settore mi ha portato ha scegliere il self publishing come soluzione ideale rispetto alle mie esigenze: un controllo più diretto sui tempi di pubblicazione, sulla qualità e la quantità di revisione. Poter decidere le scadenze è un vantaggio importante. Inoltre raramente con i metodi tradizionali si possono pubblicare racconti singolarmente e poi proporne una raccolta.

Esistono molte case editrici attente agli autori emergenti eppure queste spesso non si guadagnano la fiducia degli autori. Quali miglioramenti apportereste in tal senso? Cosa non permette agli autori di avvicinarsi a queste realtà?

Anita: Per la pubblicazione, così come avviene per le vendite, ci si avvale del passaparola. Alcune case editrici di piccole/medie dimensioni non si sono guadagnate nel tempo una buona fama: ci sono quelle che pubblicano solo a pagamento, quelle che si occupano di stampare un quantitativo di copie abbandonando l’autore a se stesso senza nemmeno diffondere un comunicato stampa dell’avvenuta pubblicazione, si sono quelle che non organizzano promozioni e infine quelle che accampano mille scuse per non versare il corrispettivo monetario dei diritti d’autore. Certo, non bisogna di fare tutta l’erba un fascio, ci sono piccole case editrici che si fanno in quattro per i propri scrittori ma sono una minoranza. Il miglioramento principale che apporterei è quello della distribuzione: se un autore sceglie una casa editrice al posto dell’autopubblicazione lo fa sia per avere il logo sul proprio volume sia perché vorrebbe vederlo sugli scaffali di tutte le librerie italiane, o almeno, delle maggiori catene.
Pierluigi: Credo che sia dovuto al fatto che, ma questo è un malcostume italiano, languono le risposte, positive o negative che siano da parte di questi soggetti. Almeno per mia esperienza personale, se non sei “interessante”, nessuno ti risponde anche solo per dirti, “mi dispiace…”.
Daniela: Ciò che gli autori temono di più è forse il lato oscuro dell'editoria a pagamento dove l'autore paga per essere pubblicato. Gli vengono consegnate un numero preciso di copie cartacee, magari un book trailer ben fatto, una minima distribuzione sul sito della casa editrice e poi? Poi viene lasciato a se stesso nella promozione e nella vendita. In pratica ciò che fa un self senza tuttavia arrivare a spendere duemila o tremila euro.
Francesco: Spesso sono le piccole case editrici a interessarsi degli esordienti. Per chi lo ha frequentato per un po', il mondo dell'editoria appare come una giungla, piena di pericoli e trabocchetti nascosti. Ho constatato che molti autori non danno fiducia alle piccole case editrici per diffidenza, soprattutto in merito alla loro capacità di promuovere e distribuire le opere e nutrono dubbi sulla reale possibilità di intascare royalties.
Gianluca: Tranne rare eccezioni, le piccole e medie case editrici (parlo per esperienza diretta), non riescono ad offrire molto agli autori. Parlo di distribuzione, pubblicità e potere decisionale dell'autore su copertina e prezzo, oltre alla difficoltà per quest'ultimo di risalire alle effettive copie vendute. Invece, affidandosi ai noti store dediti all'auto-pubblicazione, che sia digitale o cartacea, l'autore ha la possibilità di conoscere in tempo reale il numero delle copie vendute, avere un chiaro prospetto delle royalties maturate e soprattutto di gestire ogni aspetto legato alla propria opera, dalla copertina, al prezzo, alla sinossi, alla possibilità (in particolar modo per le versioni digitali) d'intervenire direttamente sul testo già pubblicato, in modo semplice e rapido.
Concetta: Credo che chi si assuma la cura di patrocinare l’opera di uno scrittore debba garantire un aiuto concreto per quanto riguarda la preparazione del testo per la stampa ma soprattutto per la formattazione nei vari formati che vengono richiesti da numerosi mercati online. L’autore, inoltre, non deve essere lasciato solo in quella che è la delicata questione della promozione.
Stefano V: Credo che in questo momento gli editori tentino di minimizzare costi e rischi. Gli autori emergenti che hanno un minimo di riscontro sono persone che hanno una loro visibilità o autori di romanzi rosa o erotici. Personalmente consiglierei ai medi e piccoli editori di attrezzarsi con una struttura di marketing e comunicazione invece di cavalcare l’onda di ciò che arriva dall’estero. Meglio puntare su pochi autori e crescere insieme a loro.
Stefano B: Credo sia dovuto più alle nostre abitudini come lettori. Quanti libri di esordienti leggiamo in un anno? Forse potrebbe essere d'aiuto la creazione di collane dedicate agli esordienti da parte di case editrici che abbiano la possibilità di pubblicizzarle, la creazione di eventi collegati... cercare di stimolare la curiosità verso qualcosa di nuovo.

Quali pregi e quali difetti mostra il self – publishing? In Italia è realmente uno strumento che permette di farsi conoscere dal grande pubblico?

Anita: I pregi del self-publishing consistono nella certezza di ricevere, raggiunta una certa somma che varia a seconda dei servizi on demand, i diritti d’autore; nel poter creare la propria opera (copertina e impaginazione in primis) esattamente come si vuole e nell’essere libero di non dover acquistare un quantitativo di copie per poterle vedere pubblicate. Il difetto principale è lo stesso accusato dagli autori che pubblicano con piccole case editrici: devi promuoverti da solo sia sui social network sia andando in giro per l’Italia. Un altro difetto sul quale viene spesso posto l’accento non dipende dal self-publishing ma dagli autori che lo utilizzano, ovvero, mi è capitato spesso di leggere opere di colleghi che non sono state né corrette né editate. Sono state mandate in stampa così come l’autore le ha scritte senza il minimo controllo. Infine, sì credo che in Italia stia prendendo piede velocemente. Alle ultime conferenze nelle varie Fiere del Libro se ne è discusso molto e i dati parlano chiaro, è inutile negarlo. Può essere però un’arma a doppio taglio perché a grande visibilità deve corrispondere anche bravura o talento; capita spesso invece che la pubblicità del libro sia proporzionale alla delusione della sua lettura facendo così marchiare l’autore come incapace. Anche in questo non può esser fatta di tutta l’erba un fascio, ma spesso le accuse che vengono mosse nei confronti dei self non sono del tutto infondate.
Pierluigi: Credo che in Italia, ancora siamo ben lungi dal poter emergere se pubblichiamo solo “self”. Numero esiguo di “e-reader”, resistenza all’acquisto on-line, scarsa disponibilità economica per la pubblicità, nessun sostegno del mezzo da parte dei grandi editori che ci guadagnano poco, fanno sì che tutto sia lasciato all’auto-promozione attraverso i social, etc.. Quindi chi ha più “follower” può sperare di avere una certa visibilità, per gli altri il cammino è tutto in salita.
Daniela: Pregi: l'autore gestisce tutto da sé. Tempi, prezzi, distribuzione e promozione. Difetti: gestire tutto da sé. È un coltello a doppia lama: ampia libertà di scelta, senza sapere se la decisione presa sia quella giusta o meno perché é difficile che un'unica persona abbia le competenze di scrittore, correttore, editore, grafico, addetto stampa, marketing specialist, e molto altro. Credo che in Italia si stiano muovendo ora i primi passi, mentre nei paesi anglosassoni il self publishing è una realtà già consolidata.
Francesco: Il self-publishing, oltre alla pubblicazione del manoscritto indipendentemente da un editore, garantisce un time-to-market più breve e, quasi sempre, royalties più consistenti; quanto poi a farsi conoscere dal grande pubblico, se l'auto-pubblicazione non si accompagna a una seria campagna di auto-promozione, le possibilità sono scarse.
Gianluca: Sicuramente è uno strumento che permette di farsi conoscere. Tuttavia, anche se il mercato degli ebook in Italia è in crescita, bisogna segnalare quanto esso sia ridotto rispetto a quello americano o di altri paesi europei, quali Inghilterra, Germania e Francia. Un difetto per il self-publishig, per l'autore è sicuramente quello di tuffarsi in una mischia sempre più numerosa, per cui, a chiunque voglia intraprendere una simile avventura, oltre ad accertarsi della qualità del proprio lavoro, per farsi conoscere, suggerisco di dedicarsi con passione al marketing.
Concetta: Il self-publishing è uno strumento innovativo e rivoluzionario, permette a chiunque di far conoscere il proprio scritto ad un pubblico pressoché illimitato. Nel nostro Paese tuttavia la nuova modalità di editoria autonoma stenta ancora a decollare: tante persone non sono ancora in grado di apprezzare l’utilità rappresentata dai libri digitali; alcuni, pur consapevoli della novità, si ostinano a perseverare nelle abitudini di lettura tradizionali, forse più rassicuranti. L’auto-pubblicazione rappresenta davvero la chiave di volta in grado di sovvertire i principi dell’editoria tradizionale e, come ogni agitazione progressista che si rispetti, presenta, al suo interno, aspetti positivi ed aspetti meno buoni.  I pregi dell’editoria autonoma sono diversi e notevoli, tra i tanti: responsabilità assoluta nella gestione del proprio prodotto, decisioni autonome sugli aspetti grafici ed editoriali del libro. Anche i difetti, purtroppo, sono numerosi: tante opere presentano superficialità nella cura degli scritti, sia a livello di impaginazione, sia per ciò che concerne la correttezza del testo. La mancanza di una linea direttiva nell’organizzazione della promozione porta troppo spesso gli autori ad essere sempre e comunque onnipresenti con i link di rimando ai propri libri, lasciando all’uditorio un’immagine piuttosto di disturbo che di apprezzamento.
Stefano V: Il pregio è la libertà di gestirsi in proprio. Decidi tu prezzo, copertina, canale distributivo, attività di comunicazione. Sulla possibilità di avere  numeri importanti credo che non sia impossibile. Alcuni di noi hanno qualche migliaio di copie di venduto nel loro carniere e ancora le loro opere hanno parecchie potenzialità inespresse. Ho trovato diversi autori self che hanno scritto romanzi avvincenti e originali. Sono certo che presto anche il grande pubblico darà loro il riconoscimento che meritano.
Stefano B: In Italia no. Nel mercato statunitense comincia a essere possibile. Il self publishing concede a tutti una possibilità: sta facendo all'editoria quello che i blog hanno fatto al giornalismo. Ma l'autore indipendente ha un grosso difetto: crede di poter fare tutto da solo. Alcune fasi della scrittura necessitano di un confronto con altre figure professionali e questo in Italia, anche a livello di possibilità e disponibilità, incontra grosse resistenze.

L'intervista è disponibile su Inchiostro e Parole

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